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Dose da cavallo

Reduce da una pesante somministrazione di steroidi e anabolizzanti, la Wrangler del preparatore veronese guadagna ponti rinforzati, doppi blocchi in stile Rubicon, scarpe grosse da 35 pollici e motore V8 esagerato, quasi 6 litri e una cavalleria da ben 300 puledri.

 

Il Patrol Garage si dà alle… Wrangler. Perdonateci il gioco di parole. Sebbene lo specialista veronese dei fuoristrada del Sol levante più volte abbia affondato le tenaglie su 4x4 esterne alla provenienza Nissan, in questa occasione si è davvero superato. Ed infatti, forte di un’esperienza maturata in tanti anni di “lavoro sporco”, le divagazioni sul tema Patrol per Alessandro “Tommo” (www.patrolgarage.com - www.facebook.com/PatrolGarage) sono sempre un diversivo fonte di ispirazione e, perché no, grande soddisfazione. Proprio come per l’americanissima Jeep Wrangler qui presente, pesantemente anabolizzata con un profondo training operato dall’officina veneta.

Qualche dubbio al riguardo? Rifatevi allora gli occhi su questa TJ, che nulla ha da invidiare alle più recenti JK Rubicon, e che anzi col suo V8 di quasi 6 litri – mica bruscolini - solletica nel profondo i sensi di noi appassionati (oltre che le mire del benzinaio).

 

 

Alla base di tutto ciò ecco una Wrangler 4.0 a sei cilindri della precedente serie, ancora in splendida forma nonostante risalga alla fine del secolo scorso, completamente smontata e sanata a partire dal telaio, che per l’occasione è stato completamente sabbiato e riverniciato a polvere per resistere nel tempo alle peggiori intemperie. Via i due ponti originali, soppiantati da dei robusti Dana 60 by Currie, muniti entrambi di bloccaggio differenziale ARB, e riposizionati sotto al telaio non prima di aver aggiornato l’impianto frenante, con 4 dischi ventilati (al posto dei tamburi posteriori) dell’attuale serie JK.

 

 

Alla geometria di sospensione provvedono due braccetti posteriori allungati, assieme a due anteriori Skyjacker, per maggiorare l’escursione dei ponti, sostenuti da quattro molle elicoidali Skyjacker da +2,5 pollici, con ammortizzatori Oram Step 3.5, estremamente performanti ma adeguatamente rigidi per una precisa guida anche su asfalto. A proposito di precisione: aggiornando la scatola dello sterzo con una maggiorata AGR, è stato interposto un ammortizzatore Rockarm con barra d’accoppiamento ruote Currie, registrabile, tali da migliorare la sensibilità al volante senza troppo trasmettere le vibrazioni prodotte dalla corsa sui terreni accidentati.

 

Maggiorata la barra antirollio e rinforzata la Panhard anteriore ogni accoppiaMento ha beneficiato di un profondo intervento di ottimizzazione di uniball e boccole, completamente rimpiazzate con più longeve in poliuretano. La trasmissione della coppia è stata affidata a due alberi a doppio giunto realizzati artigianalmente sulle specifiche dell’officina, per garantire l’ottimale rotazione senza impuntamenti anche durante la completa estensione degli assali, quando una maggiore inclinazione si contrappone alla rotazione degli alberi, specialmente il posteriore.  

 

 

 

E non c’è da scherzare con la trasmissione della coppia, considerando che ogni particolare è stato studiato per resistere a una forza decisamente insolita per questa Jeep, che con il trapianto guadagna due cilindri, grazie al V8 5.9 di provenienza Grand Cherokee, rivisto e messo a punto con nuovi pistoni forgiati e con un sistema di punterie idrauliche alla sommità della distribuzione ad aste e bilancieri, così da erogare la bellezza di 300 CV di potenza massima (al posto dei 241 CV di serie) e circa 58 kgm di coppia ad un regime di rotazione ben inferiore dei 3050 giri/min della configurazione originale. Il cambio automatico a quattro rapporti è quello del Grand Cherokee, accoppiato però a riduttore e transfer del TJ con una flangia realizzata su misura, in modo da offrire l’ottimale demoltiplicazione delle marce, con ridotte corte e un allungo a prova di autostrada, oltre alla trazione inseribile, con ruote svincolabili davanti grazie mozzi liberi meccanici ARB.

 

Al raffreddamento provvede il radiatore Fram Corse con massa radiante triplicata, dotato di due elettroventole posizionate su entrambi i lati, una in spinta e una in aspirazione, così da evitare qualsiasi grattacapo su accelerazioni ininterrotte e sforzo prolungato a bassa velocità anche sotto il più cocente sole estivo.

 

Completamente ricostruito l’impianto elettrico, che oltre al motore e ai servizi alimenta un set complementare di quattro fari a led frontali e un verricello T-Max 9.5 con cavo tessile, così anche la winchata notturna nel bosco non sarà più un problema.

 

Non siate timidi, qui non c’è nessun pericolo di passare inosservati. Affondando sul gas lo scarico Borla fa arrivare il ruggito del V8 a grande distanza, emettendo un sordo borbottio giusto al minimo  per sfilare di soppiatto sotto al naso degli sbirri (casomai fossero indaffarati e non vi avessero ancora notato, e comunque tutto qui risulta omologato a libretto), mentre da vicino la livrea verde militare e il lavoro di carrozzeria per allargare i passaruota, assieme ai tanti dettagli ricercati, infiocchettano un esemplare realmente da esposizione.

 

testo e foto di Duilio Damiani

 dudidami@gmail.com
 

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